
Reggae Dive Center
★ 4,9/5 (1673 recensioni)
a meno di 1 km in linea d’aria
Filippine · Asia
A Coron si passa dalle stive dell’Okikawa Maru alle pareti calcaree di Barracuda Lake, tra pesci pipistrello, tartarughe marine e relitti della Seconda guerra mondiale
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A Coron la storia è appoggiata sul fondo: mercantili e navi militari giapponesi della Seconda guerra mondiale, posati nella baia e raggiunti in barca da Busuanga. Il viaggio non ruota però soltanto attorno all’acciaio. Barracuda Lake porta tra pareti calcaree, acqua dolce e salata e improvvisi cambi di temperatura; le isole vicine aggiungono pinnacoli, grotte, coralli e giornate più leggere. È una destinazione da vivere con più immersioni e qualche pausa.
La cifra di Coron sono i relitti, spesso integri abbastanza da mostrare ponti, stive, gru, cannoni e sale macchine. L’Okikawa Maru, verticale e coperto di coralli, permette un’immersione esterna già dai nove metri; Akitsushima e Kogyo Maru portano invece rapidamente nella fascia profonda. Irako arriva a quarantacinque metri e può incontrare corrente, mentre Twin Peaks la rende talvolta più sensibile e variabile. Fuori dai relitti si alternano pareti calcaree, pinnacoli, reef e ambienti semichiusi come Cathedral Cave. Le correnti sono in genere leggere nella baia, ma non vanno date per scontate. La visibilità cambia con plancton, sedimento risospeso e vento; il suo fascino dipende spesso dalla torcia, che accende travi e passaggi interni. Le uscite sono in barca, con immersioni ripetute e profili diversi durante la stessa permanenza.
Sui relitti la vita marina si legge soprattutto lungo le strutture: banchi di barracuda e pesci pipistrello, cernie, dentici e altri pesci di barriera trovano riparo attorno a ponti e stive. L’Okikawa Maru è interamente colonizzato dai coralli, mentre Kogyo Maru offre un contrasto interessante tra materiali da costruzione nelle stive e animali cresciuti sull’acciaio. Le tartarughe marine si incontrano durante tutto l’anno, anche sui reef come Twin Peaks. Nudibranchi e piccoli soggetti macro sono una presenza regolare e danno senso alle immersioni più lente, nei recessi e sulle superfici del relitto. Le mante possono comparire, soprattutto nella stagione secca e nelle aree più esterne, ma restano un incontro occasionale: Coron non va scelta contando su un avvistamento garantito.
Per organizzare il viaggio, la finestra più equilibrata va da novembre a maggio: le piogge sono generalmente meno insistenti e la navigazione verso i siti risulta più gestibile. I rilievi indicano però mare più calmo da aprile a ottobre; aprile e maggio possono quindi offrire un buon compromesso, prima che la stagione dei venti renda meno affidabili alcune uscite. Luglio, agosto e settembre sono i mesi da trattare con cautela per l’influenza del monsone di sud-ovest. La visibilità tende a essere più favorevole da novembre a maggio, ma può calare con plancton, sedimento e mare mosso. Per la maggior parte delle immersioni è sufficiente una muta leggera, da tre millimetri o una shorty.
Molti relitti esterni sono alla portata di subacquei Open Water, soprattutto quelli più bassi come Lusong Gunboat e le parti superiori dell’Okikawa Maru. La profondità e l’orientamento cambiano però rapidamente: per Akitsushima, Kogyo Maru, Kyokuzan Maru e Irako servono esperienza recente, buona gestione dell’assetto e, secondo il profilo, brevetto Advanced o Deep. Il brevetto Wreck è utile per le penetrazioni; Nitrox ha senso durante più giornate consecutive sui relitti. Cathedral Cave richiede familiarità con l’ambiente grotta.
Da Milano, Roma o Venezia il percorso passa dall’Asia e da una coincidenza interna nelle Filippine fino all’aeroporto di Busuanga, sull’isola omonima. Coron non ha un aeroporto proprio: all’arrivo occorre proseguire via terra fino alla cittadina di Coron, quindi raggiungere i siti d’immersione in barca. Il viaggio complessivo dall’Italia richiede normalmente circa diciotto-ventiquattro ore, secondo gli scali e l’attesa tra i voli. È prudente lasciare margine tra arrivo, trasferimento terrestre e prima uscita, perché vento e condizioni del mare possono modificare le traversate verso le zone più esposte. In città, i diving e gli alloggi si raggiungono spesso a piedi, con un breve tragitto in triciclo o tramite navetta della struttura.
Coron rende di più se il programma non viene costruito attorno a una sola giornata sui relitti. Conviene lasciare i relitti più profondi all’inizio del soggiorno e alternarli con reef, macro e immersioni tranquille nella baia: così restano margine e lucidità per le giornate ripetute. Prima di entrare in un relitto va chiarito il percorso consentito; la sala macchine del Kogyo Maru e gli interni di Akitsushima non sono semplici prolungamenti dell’immersione esterna. Una torcia personale cambia davvero la lettura di stive, travi e crepacci. Chi preferisce fotografare farebbe bene a chiedere itinerari esterni e meno profondi, dove la sagoma della nave e i banchi di pesci diventano il soggetto, senza sollevare sedimento. Non bisogna aspettarsi un resort dominato dal corallo colorato: qui il punto è il rapporto tra acciaio, storia e vita marina. Nei siti protetti non si toccano relitti o coralli, non si raccolgono reperti e non si ancora dove sono disponibili i gavitelli.
Quattro-sette giorni permettono di distribuire i relitti, inserire Barracuda Lake, Twin Peaks o un’immersione in grotta e conservare una giornata elastica per il mare. La base naturale è Coron town, da cui partono le barche e dove si rientra tra un blocco di immersioni e l’altro. Una giornata senza bombole si presta a lagune, laghi, spiagge e punti panoramici delle isole Calamianes; anche l’accompagnatore trova così un programma autonomo, non limitato alla barca subacquea.
Ciao, sono Marina, l’assistente IA di DivingDeal.com. Ti oriento tra destinazioni, zone e paesi.

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2 crociere sub partono da Coron un altro modo di scoprire la regione, per più giorni in mare.
L’ultimo giorno si passa all’asciutto: non si scende sott’acqua nelle 18-24 ore prima del volo il momento ideale per scoprire la destinazione da un altro lato.
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